Marsia

MARSIA Satiro, famoso suonatore di flauto che a quanto pare suonava lo stesso flauto inventato da Atena e che la dea buttò via quando si accorse che suonandolo gli venivano le guance gonfie e modo grottesco. Marsia suonava così bene che tutti dicevano che neanche Apollo con la sua lira avrebbe potuto suonare di meglio. Il dio risentito e offeso in quello che era la sua arte sfida il povero Marsia in una gara musicale dove il vincitore avrebbe potuto punire il vinto nel modo che più gli gradiva. Il satiro ingenuamente accettò la sfida e come era presumibile considerato che a giudicare erano le Muse, che erano legate ad Apollo, Marsia perse. Apollo ancora offeso lo legò ad un albero e lo scorticò.

Orione

ORIONE Viveva a Tanagra un uomo di nome Irieo, che inconsapevolmente ospitò nella sua capanna Zeus, Poseidone ed Ermes. Irieo ospitò molto caldamente i tre viandanti che prima di ripartire gli chiesero quale era il suo più grande desiderio e il vecchio rispose che desiderava un figlio ma considerata la sua età non riusciva a generarlo. Gli Dei presero un'otre e la riempirono della loro orina e ordinarono a Irieo di sotterrarla. Dopo dieci mesi ne venne fuori un gigante che venne chiamato Orione in ricordo di come fu generato. Questo gigante era ritenuto il più bello dei mortali, innamoratosi di Merope, figlia di Enopione che a sua volta era figlio di Dioniso. Orione chiese a Enopione la mano della giovane, che si dimostrò disposto a condizione che egli avesse liberato l'isola dalle belve che la infestavano. Orione da bravo cacciatore non ebbe difficoltà e sterminate le fiere va a chiedere il suo compenso ma Enopione rifiutò di rispettare il patto. Orione incavolato prese un'otre di vino e la bevve per dimenticare, ma ubriacatosi penetrò nella stanza di Merope e la violentò. Enopione allora chiese a Dioniso che era suo padre di vendicarlo, il dio ordinò ai Satiri di ubriacarlo fino a farlo addormentare, allora Enopione lo accecÃò. Un oracolo disse ad Orione che per recuperare la vista se avesse potuto volgere le orbite ad Elio sorgente dall'Oceano. Facendosi guidare da uno dei garzoni di Efesto, un certo Cedalione, giunse sulle rive dell'Oceano e riebbe da Elio la vista. Orione acquistata la vista parte alla ricerca della vendetta, tornato a Chio non trova Enopione che preventivamente si era nascosto in un rifugio fattogli da Efesto. Allora credendo che il suo nemico si fosse nascosto da Minosse, Orione andò a Creta e non trovandolo neanche lì , si mise a cacciare e minacciava di sterminare tutti gli animali, allora Madre Terra per evitare la strage mandò un'enorme Scorpione che lo uccise. Orione data la sua origine divina fu portato in cielo nella omonima costellazione.

Eolo e Borea

EOLO Dio dei Venti, abitava nell'isola di Lipari e teneva chiusi i venti in una caverna.

BOREA Figlio di Astreo e di Eos. Era il vento del nord e re dei venti, fratello di Zefiro, Noto e Apeliote (Euro). Veniva raffigurato come cavallo o come uomo barbuto con i capelli scomposti, alato e con due facce. Sotto la forma di cavallo si godette le cavalle di Eretteo. Borea si godette anche la figlia di Eretteo, Orizia, che rapitala mentre questa giocava sulle rive del torrente Ilisso, la possedette e da lei ebbe due figli Calai e Zete, gemelli alati.

Giasone

GIASONE Figlio di Esone che venne privato dal fratellastro Pelia del trono di Iolco, in Tessaglia. Fu affidato alle cure del centauro Chirone; poi, raggiunta l'età adulta, tornò a reclamare il regno che era stato del padre. Pelia accettò di consegnarglielo a patto che prima portasse a Iolco il vello d'oro, che era in possesso del re Eeteo di Colchide e sorvegliato da un dragone sempre all'erta. Giasone intraprese così la famosa spedizione sulla nave Argo, seguito dal fior fiore della gioventù ellenica, rientrando in patria col vello d'oro e la sposa Medea. Ma intanto Pelia aveva ucciso il padre Esone, per vendicare il quale l'eroe si avvalse delle arti magiche della moglie. Costretta ad abbandonare Iolco, la coppia si stabilì a Corinto dove, dopo dieci anni, Giasone abbandonò Medea per Creusa, figlia di Creonte re della città. La fine dell'eroe è controversa. Alcune fonti riferiscono che morì per il dolore provocato dalla morte dei figli soppressi per vendetta da Medea, altre che rimase ucciso sotto la carena della nave Argo, all'ombra della quale si riposava quando ormai era già rientrato in possesso di Iolco.

Arpie

ARPIE Mostri con testa, busto e braccia di donna e il resto del corpo di uccelli rapaci con ali e artigli. Erano figlie di Taumante e di Elettra. Esse ricorrono anche nella legenda degli Argonauti che le misero in fuga. I loro nomi erano Celeno Oscurità, Ocipete dal volo rapido e Aello apportatrice di tempesta. Il termine Arpia pare provenga dal greco harpazein che significa rapire con impetuosa violenza. La loro residenza fu il giardino delle Esperidi da dove gli Argonauti le fecero fuggire e quindi andarono nelle isole Strofadi. Esse personificavano la morte violenta e trasportavano in volo le anime dei defunti nell'aldilà.

Cibele

CIBELE Altro nome di Rhea, sposa di Crono e quindi madre di Hestia o Vesta, Demetra o Cerere, Hera o Giunone, Hades o Plutone, Poseidone o Nettuno, Zeus o Giove. Personificazione della Madre Terra, protettrice della vegetazione e della agricoltura.Dea della terra feconda, chiamata la Gran Madre degli dei, identificata con Rea, probabilmente di origine frigia. Aveva tanti nomi quanti erano i luoghi nei quali si adorava. Così era detta Pessinunzia, Idea, Dindimea, Berecinzia, dalle città di Pessinunte e Berecinto e dai monti Ida e Dindime, tutti nella Frigia. S'innamorò del pastore Attis e lo tramutò in pino. Il suo culto si diffuse in Grecia e poi a Roma verso la fine del III sec. a.C. I suoi sacerdoti Coribanti e Galli usavano evirarsi per ricordare il gesto dell'infedele Attis, che s'era così punito. Veniva raffigurata come una matrona seduta in trono fra due leoni. A Roma era chiamata Magna Mater Deum Idaea.

ATLANTE

ATLANTE gigante figlio di Giapeto per aver aiutato gli altri giganti nella rivolta contro Zeus, fu condannato a reggere il peso del mondo sulle spalle. Egli possedeva il giardino delle esperidi, dove maturavano i famosi pomi d'oro. Prima che Zeus lo condannasse a quella triste pena, ebbe il tempo di avere una numerosa discendenza. figlie sue furono le Pleiadi avute da Pleione, da Etna ebbe le Iadi, da Esperide le Esperidi.