Psiche.

Psiche.
Personificazione dell'Anima umana, accoppiata ad Eros (l'Amore), nel mito secondo Apuleio. — Era la più giovane delle tre figlie d'un re ignoto. La sua bellezza eccitò a tal segno la gelosia di Afrodite, che questa dea comandò ad Eros d'ispirarle un amore ardentissimo per un uomo volgare. Ma Eros (o Cupido) s'innamorò perdutamente di Psiche, e la fece portare da Zefiro in un luogo delizioso, dove la visitò ogni notte rimanendole sconosciuto e sempre lasciandola allo spuntar del giorno. Contrariamente al consiglio che il misterioso visitatore le andava ripetendo, Psiche volle sapere ad ogni costo chi egli fosse. Così una notte, mentre egli dormiva, gli si avvicinò munita di una lampada e lo vide bellissimo, mentre le gelose sorelle le avevano detto ch'era brutto e deforme. Eros, destatesi per una calda goccia d'olio cadutogli su di una spalla dalla lampada della curiosa, fuggì via e non tornò più. Allora cessò l'incanto, e il luogo delizioso divenne subitamente brullo e inospitale. Psiche si diede a ricercare dappertutto il suo divino amante. Disperata, si gettò in un fiume, e pervenne al palazzo di Afrodite, che non le permise di continuare le ricerche e la tenne presso di sé come una schiava, umiliandola continuamente in mille modi. Sarebbe morta fra le sofferenze, se Eros non l'avesse confortata pur rimanendole invisibile, e non avesse alfine ottenuto da Zeus che l'inimicizia della gelosa Afrodite avesse a cessare. Zeus finì coll'accogliere Psiche fra gl'immortali, e allora ella potè unirsi per sempre al suo amante divino.
Decio Cinti, Dizionario Mitologico, Sonzogno, Milano 1989

Giunone

Giunone
Figlia di Saturno e di Rea, moglie di Giove. Era la più potente delle dee dell’Olimpo, soggetta al solo Giove. Insieme ad Apollo e Nettuno tentò una volta di sbalzano dal trono, ma non riuscì nell’intento e fu per un certo periodo incatenata e sospesa alla volta celeste. Nell’Iliade Giove le ricorda in tono di minaccia l’episodio durante uno dei litigi che frequentemente si accendevano fra i due sommi numi. Era di indole superba, gelosa e vendicativa. Durante la guerra troiana fu dalla parte dei Greci, perchè offesa dal giudizio di Paride che a lei, la grande dea signora dell’Olimpo, aveva preferito Venere e i suoi doni.

Giuramento

Giuramento
il giuramento in Omero è fatto in varie maniere, ma il più solenne e il più sicuro è quello sullo Stige, che è considerato il grande giuramento assolutamente inviolabile, che vincola anche gli dei stessi. Anzi questa forma di giuramento è quella tipica degli immortali.
Il giuramento accompagna in Omero le operazioni più solenni ed impegnative come la stipulazione di patti. Spesso in queste occasioni il giuramento è accompagnato da un sacrificio cruento agli dei chiamati a testimoni dal giurante. L’animale sacrificato in questa occasione non era consumato, come di consueto, dai presenti, ma sepolto o gettato in mare.

Cocchio

Cocchio
Carro da battaglia sul quale combattevano i principali guerrieri omerici e che era trainato da due cavalli. Al fondo della cassa di legno del carro era fissata una sala a due ruote assai alte. Sul davanti il cocchio era protetto da una spalliera che giungeva sino alle ginocchia dei guerrieri ed ai fianchi correvano analoghi ripari. In battaglia il carro era occupato da due guerrieri dei quali uno soltanto combatteva, mentre l’altro guidava i cavalli.

Calidonio

Calidonio
Cinghiale. Feroce animale di straordinarie dimensioni e di forza sovrumana, che Diana inviò ad infestare la regione intorno a Calidono, perchò adirata contro Eneo, re di quella città, che in un sacrificio a tutti gli dei aveva omesso di tributarle onore. Alla difficile e pericolosa caccia della terribile fiera parteciparono i più forti guerrieri di tutta la Grecia, quegli stessi che in gran parte troviamo ricordati fra gli Argoaauti. Infine dopo innumerevoli peripezie l’animale fu ucciso da Meleagro, uno dei figli di Eneo.

Caicante

Caicante
Figlio di Testore, celeberrimo indovino a cui, dice Omero, eran note le cose presenti, passate e future. Era l’indovino dell’esercito che al seguito di Agamennone andò ad assediare Troia. Numerose sono le suo profezie ricordate da Omero; celebre fra tutte quella sulla durata e sull’esito della guerra di Troia pronunciata in base ad un prodigio al momento della partenza dalla Grecia. Notissimo pure il suo intervento in Aulide che provocò il sacrificio di Ifigenia. Solenne è la presentazione della sua figura nell’assemblea dell’esercito greco con cui si apre l’Iliade, nella quale egli si alzò a rivelare il motivo della terribile pestilenza che infieriva nel campo greco: l’ira di Apollo.

Cadmo

Cadmo
Principe fenicio, fratello di Europa; venne in Grecia per ricercare la sorella rapita da Giove e si fermò nella Beozia, dove fondò la città di Tebe. Qui un drago colossale gli divorò tutti i compagni; Cadmo riuscì però ad ucciderlo dopo una lotta terribile e ne seminò i denti nel terreno. Da questi nacquero numerosi guerrieri tutti armati, che si azzuffarono fra di loro; solo cinque rimasero in vita. (Essi furono i compagni di Cadmo nella costruzione di Tebe. Il principe regnò felicemente per molti anni sinchè, presago delle sventure che attendevano la sua stirpe, andò volontariamente in esilio; finì i suoi giorni trasformato in drago. A lui è attribuita l’introduzione in Grecia dell’alfabeto.