Prometeo

 Lo specifico del mito e saper cogliere la vita nella sua totalità. e quando una figura mitica si impone, Tutto passa progressivamente sotto il suo potere.

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Inoltre un mito ne scaccia un altro o , quanto meno, lo marginalizzata, lo relativizza. sempiterna guerra degli Dei i cui effetti si vedono nel lungo termine. una divinità non riporta mai una vittoria definitiva, Tanto è vero che, una volta svanito suo fascino, deve cedere il posto a quella che lo ha soppiantato. la forma più comune di questa contesa di vecchia data è quella che vede affrontarsi Dioniso e Prometeo.

La figura di Prometeo, che si impone lungo tutta la modalità, e solo un altro aspetto di quello che dobbiamo pur chiamare mito del Progresso. a lui sono dunque subordinati gli aspetti della vita individuale e collettiva. 



Michel Maffesoli, Icone d’oggi




Dioniso oggi

Dioniso è un nome proprio ma può diventare un aggettivo qualificativo, di dionisiaco. può anche indicare una forma di saggezza dionisia, grazie alla quale, bene o male, si sa approfittare In questa terra e nei suoi frutti. Non occorre essere profondi conoscitori della mitologia greca per capire che si tratta di uno di quei archetipi eterni che, in certi periodi riprendo forza e vigore.

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è molteplice, come la vita stessa, in perenne fluire e divenire. è un Dio proteiforme.

Un Dio che hai detto “ctonio”, un Dio autoctono che si aggrappa ed è aggrappato a questa terra. 

La religiosità ambientale deve essere intesa in uno dei suoi tanti sensi etimologici: il desiderio, il piacere di essere legati all'altro; non importa che l’altro sia il gruppo, la natura o la deità.

Niente resiste ai colpi di Maglio del polimorfo Dioniso. 

Dioniso è la vera icona di uno spirito dei tempi in cui il privato diventa pubblico. tutto e sottosopra. è quel che è sotto non ha niente sopra. non è forse questo lo spettacolo al quale si assiste nelle strade, nei cortili dove gli studenti fanno ricreazione? si mette in mostra la biancheria. ragazzi e ragazze non esitano a esibire la marca di quelli che gli italiani, molto pudicamente, chiamano Intimissimi: le cose intime che un tempo si nascondevano agli occhi della gente per riservarle soltanto a coloro con cui si condivideva, per l’ appunto, la vita privata.

La mitologia greca, Senza troppo pudore, menzionava amori, disamori, infedeltà,  generosità di tutte le divinità del suo Pantheon. lo stesso vale per qualunque mitologia. L’oscenità era nell'aria


Michel Maffesoli, Icone d’oggi

Abaton

 

Abaton.

Termine greco che significa propriamente '(luogo) inaccessibile' e che veniva usato per indicare qualsiasi edificio, o parte di esso, il cui accesso era vietato agli uomini. 

Inaccessibili erano, nella religione greca, le parti più segrete del tempio (per esempio chi entrava in quello di Zeus Liceo, in Arcadia, veniva lapidato) e gli ambienti destinati alla celebrazione di riti misterici.

Nella mitologia una trasposizione poetica del tema dell'àbaton si può cogliere nell'immagine del Labirinto o in quella della prigione sotterranea nella quale era tenuta segregata Danae.

ASTIANATTE

 ASTIANATTE

Temendo un’eventuale restaurazione del regno di Troia, i Greci ne uccisero l’erede al trono, Astianatte (“signore della città”), figlio di Ettore e di Andromaca, gettandolo dall’alto dei bastioni della città.

ASTEROPE

 ASTEROPE

Si ignora quasi tutto di Asterope, divenuta una delle stelle della costellazione delle Pleiadi: di lei si sa solo che sposò uno dei Titani.

ASTERIA

 ASTERIA

 Figlia del titano Ceo e di Febe, sposa di Perse e madre di Ecate, Asteria si trasformò in quaglia per sfuggire agli ardori di Zeus, e quindi si gettò in mare. Qui venne trasformata in un’isoletta rocciosa che prese il nome di Ortigia (dal greco ortux = “quaglia”), mutata successivamente in Delo, allorché sua sorella Leto (o Latona) visi recò per partorire Apollo e Artemide.

ASOPO

 ASOPO

Questo fiume del Peloponneso che sfocia in prossimità di Corinto, venne divinizzalo e, come tutti i fiumi greci, era stato generato da Oceano e Teti; aveva avuto a sua volta da Metope, una delle figlie del fiume Ladone, due figli e venti figlie, ed una di queste, Egina, venne rapita da Zeus, trasformatosi per l’occasione in aquila. Sisifo, re di Corinto, si apprestò a recarne la notizia al dio fluviale che, in un raptus di furore, gonfiò le sue acque e devastò tutta la contrada. Zeus punì il delatore facendolo precipitare negli Inferi e colpi con i suoi fulmini il padre indignato, per cui le sue acque travolgenti dovettero rientrare nel proprio letto originario con la massima rapidità.