mercoledì 16 novembre 2011

Tesori archeologici sulle tracce del Vello

Tesori archeologici sulle tracce del Vello
CARLO ALBERTO BUCCI
MERCOLEDÌ, 02 NOVEMBRE 2011 La Repubblica - Roma

Capolavori d´oreficeria

Ai Mercati di Traiano dal 16 novembre 185 gioielli dal Museo nazionale di Tbilisi recuperati negli scavi dell´antica Colchide la mitica terra esplorata dagli Argonauti

Il mito di Giasone e dei suoi uomini imbarcati sulla Argo nel viaggio a caccia del Vello d´Oro, ha trovato una legittimazione dagli scavi eseguiti dal secolo scorso nella Colchide. Terra fertile e di miniere auree è la moderna Georgia, come testimoniano i corredi funerari delle tombe a tumulo ritrovati tra la riva del Mar Nero e il Caucaso. Collane d´oro del III millennio con motivi solari a spirale ("Ananauri"), bracciali del V secolo a. C. con teste di ariete e cinghiale, pendenti a forma di melograno e pannocchie, fino a fusioni d´importazione greca con satiri e Nike del II secolo: per la prima volta giungono in Italia 185 gioielli di straordinaria bellezza prestati dal Museo nazionale di Tblisi per la mostra che, organizzata dal Ministero della cultura e dall´ambasciata georgiana con Zètema, per la cura di Tiziana D´Acchille porterà i visitatori del Museo dei Fori imperiali sulle tracce degli Argonauti e alla ricerca del "Vello d´oro, antichi tesori della Georgia" (dal 16 novembre; catalogo Palombi con testi di Nino Lordkipanidze, Darejan Kacharava, Piero Spagnesi).
Dopo l´esposizione con i vestiti di Marina Ripa di Meana, o quella sulla scuola del design italiano del Novecento con lampade, divani ma anche wc e bidet, finalmente i Mercati di Traiano ospitano una mostra adeguata alla storia e alla destinazione museale del capolavoro architettonico di Apollodoro di Damasco gestito dal Comune. Ed è di vita quotidiana attraverso l´opera di eccezionali, anonimi, orefici del Caucaso, che ci parla la rassegna incentrata intorno a sei sezioni: dal pendaglio con il motivo della svastica di 5000 anni fa agli oggetti in oro legati al mito di Medea del II secolo dopo Cristo. Blindato nell´allestimento progettato da Francesco Stefanori e Andrea Pesce Delfino, c´è il tesoro di un popolo capace di inventare uno stile locale modellando il metallo più prezioso e lucente, per poi entrare in contatto e mischiare il proprio linguaggio formale con quello di altri artisti: i greci, i persiani e i nomadi della steppa.
Inserita nell´ambito della rassegna "Le vie della seta", la mostra ricostruisce un mondo zoomorfo attraverso il cervo sul fermacapelli in oro, con filigrana e granulazione, del IV secolo a.C., le tartarughe a fare da pendenti nella collana del secolo precedente o le coeve anatre e aquile in forma di placchette per adornare gli abiti della donne della Colchide. Preziosi per capire la storia di quelle terre citate da Erodoto, Strabone e Procopio sono anche le asce in bronzo rituali, le spille di una dea solare caucasica o gli scettri, emblemi di potere degli amministratori locali. E di bronzo è la minuscola (cm 13 x 9), grandissima testa di Pan: lascia davvero a bocca aperta vedere come l´artista, un greco, abbia modellato le guance e la faccia tutta del dio dei boschi per lasciare che attraverso le sue labbra spalancate e uscisse l´alito della vita e della natura.

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