sabato 3 dicembre 2011

Nel Canto XVIII dell’Iliade

Nel Canto XVIII dell’Iliade, la dea Teti si spinge fino alla dimora di Efesto per chiedergli nuovi armi per il figlio Achille, che si appresta a vendicare la morte di Patroclo. Viene così accolta dal dio: "Augusta e potente è la dea che è entrata nella mia casa, lei mi salvò dolorante, quando caddi scagliato lontano dalla mia abominevole madre che voleva nascondermi perché ero zoppo; avrei sofferto dolori tremendi se non mi avessero accol-to nelle acque profonde Teti ed Eurinome, la figlia di Oceano che scorre in cerchio. Accanto a loro per nove anni forgiai molte opere belle, spille, bracciali ricurvi, orecchini e collane, nella grotta profonda: intorno scorreva l’onda infinita di Oceano, ribollendo di schiuma. Non lo sapeva nessuno, degli dei e degli uomini2. (vv.399 e 402).

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