sabato 6 dicembre 2008

Bellerofonte

Bellerofonte
Figlio di Glauco re di Corinto e nipote di Sisifo. Fu un valentissimo cavaliere e un intrepido combattente. Per ordine del re della Lidia Giobate, compì straordinarie imprese, prima fra tutte l’uccisione della Chimera, terribile mostro vomitante fuoco. Bellerofonte, grazie al cavallo alato Pegaso nato dal sangue di Medusa e da lui domato, aggredì il mostro dall’alto e lo colpì mortalmente colla lancia. Pegaso fu erò la sua rovina; difatti volle su di esso tentare la scalata all’Olimpo. Giove gli mandò contro un tafano che punse il focoso destriero. Pegaso si impennò e disarcionò lo sfortunato cavalière, che precipitò al suolo.
Il suo vero nome era Ipponoo, ma fu sempre designato col soprannome di Bellerofonte, per aver ucciso un corinzio di nome Bellero. Per questo delitto riparò in Argo presso il re Preto. Calunniato da Antea, figlia del re della Licia Giobate e moglie di Preto, fu inviato al re della Licia, latore egli stesso di una lettera che conteneva la richiesta di metterlo a morte. Giobate, per non macchiarsi del sangue di un ospite, gli affidò imprese quanto mai pericolose dalle quali era certo che non avrebbe fatto ritorno. Ma l’eroe superò ogni prova, prima fra tutte l’uccisione della Chimera, che Bellerofonte, grazie al cavallo alato Pegaso da lui domato aggredì dall’alto e colpì mortalmente colla lancia. A questo punto Giobate, persuaso che Bellerofonte aveva potuto superare simili prove solo perchè favorito dagli dei, cambiò radicalmente opinione e gli diede in moglie la figlia Filonoe. Così Bellerofonte regnò a lungo sui Lici, ma il cavallo Pegaso finì di provocare la sua rovina. Difatti l’eroe, insuperbitosi, volle tentare su di esso la scalata all’Olimpo. Giove gli mandò contro un tafano che punse il focoso destriero. Pegaso si impennò e disarcionò lo sfortunato cavaliere che precipitò al suolo. Questa la fine dell’eroe secondo la forma ultima del mito. Nell’Iliade si dice semplicemente che egli venne in odio agli dei e fu costretto ad andarsene errando solo, vecchio e triste nel campo Aleio privo di ogni conforto. Omero lo dice padre di Isandro, Ippoloco e Laodamia. Laodamia fu la madre di Sarpedonte; Ippoloco padre di Glauco.

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