domenica 20 aprile 2008

Altea

Altea
Figlia di Testio e di Euritemi, sposò Oeneo, re di Calidone, e da lui ebbe Tideo, Deianira e Meleagro. Quando quest’ultimo nacque, le Moirai posarono un tizzone acceso sul focolare di A., dicendo alla donna che il piccino sarebbe vissuto finché quel tizzone non si fosse consumato. La madre si affrettò a togliere dalle fiamme il pezzo di legno acceso, e, dopo averlo spento, lo custodi gelosamente. Meleagro era già giovinetto quando, un giorno, si dimenticò di sacrificare ad Artemide (altri dicono che sia stato il padre a trascurare il sacrificio) e la dea, indispettita, inviò in Calidonia un enorme e selvaggio cinghiale che prese a devastare il paese.
Alcuni principi greci, e fra questi Meleagro e i suoi zii materni, si accordarono per uccidere il cinghiale. Una giovinetta, Atalanta, fu la prima a colpire la fiera, e perciò a lei Meleagro offri la pelle e la testa del cinghiale ucciso. Di ciò si offesero i fratelli di A.; ne nacque una lite, e Meleagro, in un impeto di ira, uccise gli zii. A. quando conobbe la tragica fine dei suoi fratelli, fu colta da disperazione, e dopo una lunga e dolorosa lotta interna fra l’amore materno e il desiderio di vendicare i propri congiunti, gettò sul fuoco il fatale tizzone al quale era legato il destino del figlio, e lasciò che vi si consumasse. Più tardi A., lacerata dal rimorso, si uccise.

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