mercoledì 23 aprile 2008

Inno Omerico a Dioniso

Inno Omerico a Dioniso

Omero, Inni omerici


Dioniso, figlio di Semele gloriosa

Io ricorderò: come egli apparve lungo la riva del limpido mare,

su di un promontorio sporgente, simile a un giovanetto

nella prima adolescenza; gli ondeggiavano intorno le belle chiome

scure; sulle spalle vigorose aveva un mantello

purpureo. E presto, nella solida nave,

apparvero veloci, sul cupo mare, pirati

tirreni: li portava la sorte funesta. Essi, al vederlo,

si scambiavano segni fra loro: rapidamente balzarono fuori, e subito

afferrandolo, lo deposero nella loro nave, pieni di gioia nel cuore.

Pensavano infatti ch’egli fosse figlio di re cari a Zeus,

e volevano legarlo con legami indissolubili:

ma i legami non riuscivano a tenerlo, e i vincoli cadevano lontano

dalle sue mani e dai piedi; egli se ne stava seduto e sorrideva,

con gli occhi scuri. Il timoniere, comprendendo,

subito esortò i suoi compagni, e disse:

“Amici, chi è questo dio possente che avete preso, e tentate di legare?

Nemmeno la nave ben costruita riesce a portarlo.

Certo, infatti, egli è Zeus, o Apollo dall’arco d’argento,

o Posidone: poichè non è simile agli uomini mortali,

ma agli dei che abitano le dimore dell’Olimpo.

Suvvia, lasciamolo andare sulla terra nera,

subito; e non mettete le mani su di lui, che egli, adirato,

non scateni venti furiosi, e grande tempesta”.

Così parlava, e il capo inveì contro di lui con parole di scherno:

“Sciagurato, bada al vento, e spiega con me la vela dellanave

Manovrando tutti i cavi: a costui penseranno gli uomini.

Io prevedo che egli verrà fino all’Egitto, o a Cipro,

o fra gl’Iperborei, o più lontano, ma infine

una buona volta ci rivelerà i suoi amici e tutte le ricchezze

e i suoi parenti; poichè un dio ce lo ha mandato”.

Così dicendo issava l’albero e la vela della nave;

il vento soffiò in piena vela, e i marinai, dai due lati,

tendevano i cavi. Ma ben presto apparvero loro fatti prodigiosi.

Dapprima, sulla veloce nave nera, gorgogliava

vino dolce a bersi, profumato, da cui si effondeva un aroma

soprannaturale: stupore prese tutti i marinai, quando lo videro.

Subito dopo si distesero lungo il bordo superiore della vela

Tralci di vite, da una parte all’altra, e ne pendevano abbondanti

Grappoli; intorno all’albero si avviticchiava una nera edera,

ricca di fiori, su cui crescevano amabili frutti;

e tutti gli scalmi erano inghirlandati. Essi allora, vedendo queste cose,

ordinavano al timoniere di guidare a terra la nave.

Ma il dio, sotto i loro occhi, nella nave, si trasformò in un leone

dallo sguardo pauroso e bieco: essi fuggirono a poppa

e intorno al timoniere dall’animo saggio

si fermarono attoniti: il dio, d’improvviso balzando,

ghermì il capo; e gli altri, evitando la sorte funesta,

come videro, si gettarono fuori tutti insieme, nel mare divino,

e diventarono delfini. Ma il dio ebbe pietà del timoniere:

lo trattenne, e gli concesse prospera sorte: e così gli disse:

“Coraggio, nobile vecchio, caro al mio cuore;

io sono Dioniso dagli alti clamori, che generò la madre

Semele, figlia di Cadmo, unendosi in amore con Zeus”.

Salve, o figlio di Semele dal bel volto: non è possibile,

per chi si dimentica di te, comporre un dolce canto.

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